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Spazio artistico della pittrice Anna Maria Nanni PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 07 Luglio 2007 10:54

 


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Spazio artistico della pittrice Anna Maria Nanni


NATURA E ASTRAZIONE

Un intenso, lirico amore per la natura, goduta soprattutto negli aspetti paesaggistici, ma anche in singoli elementi; un'accentuata propensione alla stilizzazione formale e cromatica, coi caratteri astratti e simbolici che ne conseguono; una salda formazione culturale ed artistica, di cui si avvertono echi e suggestioni autonomamente reinterpretati: queste le componenti base di una pittura assai personale, immediatamente identificabile.
Caratteri propriamente metafisici prevalgono nelle opere degli anni '70: forme derivate dalla realtà che ci circonda e rappresentate con fedeltà, pur nella semplificazione, sono immerse in un'atmosfera magica ed enigmatica, in un incanto sospeso e rarefatto, pervaso dal fascino, dalla suggestione della natura, emozioni che scaturiscono da una contemplazione della stessa attenta e poetica insieme. Nascono, così, le Marine, i Canali, alcune Scogliere, in cui alquanto efficacemente compare quel processo sintetico-astrattivo che trionferà nel decennio successivo. Esso è, peraltro, già suggerito dalla qualità sostanzialmente geometrica dei motivi paesaggistici a cui le tele sono ispirate: le orizzontali della spiaggia, della distesa marina, del cielo, dei moli, a cui fanno riscontro le verticali delle case e delle cabine, geometrie rettilinee su cui si innesta una grande varietà di linee curve, siano esse i rami contorti di un albero spinto dalle onde sulla sabbia, il dorso dei pesci, la rotondità concava-convessa di uno scalmo. Negli anni '80, come si anticipava sopra, si "estremizzano" gli elementi stilistici e cromatici che già era possibile cogliere nella produzione precedente, sino a pervenire all'approdo naturale ditale ricerca:l'astrazione, tale comunque da rendere intuibile il rapporto coi soggetti da cui la rappresentazione trae origine.
L'"abstrahere", nel significato etimologico del termine, semplifica e riduce il motivo di natura a linee derivate dai profili essenziali: i grafismi che ne conseguono appaiono risolti, decisi, eleganti, esaltati dalla stesura "à plat", compatta, omogenea, dei colori primari e puri, la cui consistenza è tangibile, con un immediato effetto di vigore e di risalto. Nel contempo, il semplificare le forme, l'isolarle, il modulare le opposte campiture nelle loro nette delimitazioni, nonché il raffinato e insieme potente decorativismo che ne deriva ricevono uno straordinario impulso dinamico, un'inarrestabile tensione motoria, pur nella rigorosa bidimensionalità che dell'"à plat" è propria, dal deciso prevalere di linee curve, disposte in un arioso e armonico movimento ritmico che è la simbolizzazione visiva di inarrestabili pulsioni emozionali e vitali. Significativamente I elemento sempre presente tanto da costituire una sorta di logo, che rende l'opera immediatamente ascrivibile ad Anna Maria Nanni, è lo scalmo, il "poggiaremo" utilizzato durante la voga, chiara sintesi dei valori ai quali la nostra artista si richiama, dal fascino esercitato dalla natura, dal mare in particolare, alla vocazione per la realizzazione geometrica, curvilinea in primo luogo. Del pari prediletti i temi delle onde marine e della foglia accartocciata, i cui andamenti, il cui ripiegarsi offrono il destro per variazioni infinite.
Frequente pure il motivo del drappo luminosamente bianco che, disposto in fitte, morbide, sensuali pieghe, e utilizzato come base di varie rappresentazioni.
Nei primi anni '90, si afferma un nuovo, seducente motivo ispiratore: la musica. L'azione del cubismo, già chiaramente avvertibile nel procedimento che aveva portato, negli anni '80, all'astrazione, si conferma nel prestigioso modello, Braque, a cui l'artista sembra ora ispirarsi. I caratteri stilistici, comunque, rimangono del tutto personali: trionfano le tarsie cromatiche "à plat" rigorosamente circoscritte, i colori puri, le linee curve combinate nelle configurazioni più varie ed ulteriormente esaltate, nel loro andamento, dal contrasto con elementi rettilinei, traduzione estetico-formale degli archetti di viole, violini, violoncelli. Diretta, poi, è la discendenza dallo scalmo delle chiavi musicali che spiccano nelle composizioni, in alcune delle quali, anzi, costituiscono la tessitura di fondo.
Naturalmente, la produzione pittorica di Anna Maria Nanni non è schematica come questa trattazione, necessariamente sintetica, comporta. In realtà, richiami e riprese delle varie tendenze stilistiche sono frequenti, così come non mancano opere propriamente naturalistiche, che recuperano forme più tradizionali, affidandone la resa alla spatola, o, nel caso dei disegni, alla penna e alla china.
Potenti sono anche le suggestioni (o le memorie inconsce?) legate ai viaggi ed ai contatti con le culture dei paesi visitati: la cretese Dea dei serpenti, testualmente riprodotta, sembra riassumere i sortilegi della cultura mediterranea, mentre i dipinti che ornano le tombe dei faraoni sono tradotti e reinventati in silhouttes rosse su fondo nero; del pari gli arredi funerari, conservati nel museo del Cairo, si trasformano in cabine sullo sfondo del mare. Da un soggiorno in Tunisia, poi, nasce tutta la serie della figure femminili sdraiate, che si concretizzano in vari modi stilistici e anche in forme plastiche.
Anna Maria Nanni infatti pratica, oltre alla pittura, la scultura e il suo interesse per le cosiddette arti minori, che poi minori non sono (tappeti, arazzi, intarsi, vetri, stampa su tessuto).
Se rimandiamo ad una trattazione specifica questo rilevante campo d'indagine, non possiamo non sottolineare come una tale operosità scaturisca da qualità identificabili nella generosità intellettuale, nella dovizia d ispirazione, in quella esigenza creativa, che l'artista, come essa stessa confida, avverte come urgente, talora faticosa, sempre positiva, poiché creare è essere vivi, inventare, ricreare, rinnovare.
L'immediata comunicazione visiva ed espressiva, che è propria delle tele e dei disegni oggetto della nostra indagine, è frutto comunque non solo delle qualità già elencate, ma anche di un accurato, rigoroso impegno tecnico, che dal primo abbozzo dell'idea, rapidamente schizzato, perviene, attraverso varie definizioni successive, al bozzetto, poi tradotto nel dipinto, il cui nitore e la cui precisione esecutiva, senza dimenticare le dimensioni spesso ragguardevoli, sono di per sé eloquenti.
Del tutto eloquente è, parimenti, l'arte pittorica che abbiamo cercato di illustrare.
Gennaio 2000


Flavia Bugani




SOTTO IL VELO DEI SIMBOLI

La scoperta del simbolismo per Anna Maria Nanni è avvenuta quasi accidentalmente quando su un angolo deserto della spiaggia di Cesenatico scorse il relitto di una barca chioggiota con una caratteristica forcella per appoggiarvi il remo. Secondo la terminologia marinara si trattava di uno scalmo, oggetto funzionale per vogare e dotato di elegante sinuosità dal punto di vista estetico tanto da trasformarsi in diretto referente simbolico dell'imbarcazione e simbolo di una forma astratta per un nuovo contesto linguistico pittorico e tridimensionale. Perciò lo scalmo se emotivamente richiamava personali sensazioni provate nelle scorribande sulla propria spiaggia fra infiniti relitti trasportati dalle onde, tuttavia nel processo mentale della creazione artistica tendeva a spogliarsi da ogni concretezza per trasformarsi in puro elemento formale di un movimento quasi musicale, fra altre soluzioni di tipo misto. È successo così che sia stato ripreso in un contesto di residuo verismo accanto alla lampara predisposta per la pesca notturna fra reti ammassate sullo scafo, mentre sull'orizzonte piatto e striato come la scena di un teatrino galleggia una metafisica presenza femminile enigmatica come le donne ammantate di Giorgio De Chirico. E poi è diventato apparizione notturna di un rosso fantasmatico fra grovigli bianco-azzurri fra imbarcazioni in disarmo. In un misterioso quadro dal titolo "Maternità" queste cifre confluiscono con grande equilibrio formale in lunghe fughe prospettiche intorno al tema principale tratto nell'immersione mitologica dei viaggi in Egitto. E in questo caso ci troviamo di fronte al duplice simbolismo della decorazione sfruttata come messaggio criptico di un'arte antica mediterranea che da Creta raggiunge le stanze segrete delle piramidi e dell'impatto con l'immagine centrale della maternità, tenera e protettiva, figura plastica quasi incarnata col sangue carminio della creta. E ancora, tanto per restare a un campionario di citazioni che hanno ben altro sviluppo, ecco "L'Angelo musicante" citato da Melozzo da Forlì dove il personaggio è quasi inaspettatamente comparso sulla chiglia della barca della lampara della quale si è parlato, accarezzando uno scalmo come simbolico nume protettivo dei pescatori contro le avversità, mentre altri scalmi compongono una corona fluttuante attorno alla sua aureola e ai biondi riccioli dei suoi capelli. Infine il simbolismo assoluto dell'astrazione che ha pure il gusto di un raffinato decorativismo, ma sottintende sempre in Anna Maria Nanni l'attenta osservazione dei movimenti delle onde, delle rifrazioni della luce, delle volute che appaiono nelle nubi quando il cielo dell'Adriatico si trasforma in infiniti caroselli di forme sempre nuove di scalmi soffiati dall'aria.

 

Romano Pieri






Ultimo aggiornamento Martedì 10 Agosto 2010 14:16
 
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